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  Cultura
 680 - COSTITUZIONE E LINGUA, VIE MAESTRE PER L’INTEGRAZIONE

 

Costituzione, immigrazione, integrazione, lingua. La giusta amalgama tra queste quattro parole chiave significa creare le basi per una convivenza civile nella nuova società italiana. Un Paese nel quale è in corso una trasformazione radicale e che, partendo dalle proprie radici, può costruire un futuro condiviso con quanti ha scelto di immigrare in Italia: vale a dire quasi il 6% della popolazione.

Di questo si è discusso il 19 febbraio a Roma presso la sede centrale della Società Dante Alighieri, dove si è svolto il convegno “Costituzione, Immigrazione e Integrazione. L’italiano una lingua per conoscere e per conoscersi”. L’incontro, che ha ricevuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, della Regione Lazio, della Provincia di Roma e di Rai Educational, è stato aperto dall’intervento di  Tullio De Mauro, Professore Emerito de La Sapienza, secondo il quale “L’obiettivo primario è quello di favorire in tutti i modi l’integrazione degli stranieri che vivono in Italia. In questo contesto, lo snodo centrale è proprio l’apprendimento della lingua italiana, senza dubbio il vettore principale per la conservazione e la condivisione della propria identità e della propria tradizione”.

Per  De Mauro “Il modo migliore per imparare una lingua è attraverso una totale immersione nella tradizione culturale che si esprime in quell’idioma”. Da un lato “Gli immigrati sono ‘costretti’ a vivere questa esperienza”, ma esiste anche “Un altro metodo, legato all’insegnamento integrato di contenuti e lingua. Una strada che intende seguire la Dante Alighieri nel proporsi come obiettivo la raccolta sul proprio sito delle traduzioni della Costituzione italiana nelle diverse lingue di immigrazione ma anche nelle grandi lingue nazionali” – l’iniziativa è stata presentata in occasione dell’incontro, ndr.

L’Ambasciatore Bruno Bottai, Presidente della Dante, ha voluto ricordare la lungimiranza della Società, che da anni” si impegna per gli immigrati, tenendo ben presenti i principi della nostra Costituzione: è stata una delle prime istituzioni ad aver avviato corsi di lingua italiana per lavoratori, riflettendo sulla grande novità dei flussi migratori in Italia, un Paese di emigranti che sempre hanno contribuito attivamente alla costruzione sociale, politica ed economica di altri Stati”.

 Giuseppe Patota, responsabile scientifico del Plida (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri)  ha invitato a tenere sempre alta l’attenzione su questo tema, perché “Oggi più che mai  la questione della lingua non può considerarsi esaurita. Possiamo dire che, invece, è si è evoluta nei contenuti: da quelli più specificatamente letterari, a quelli sociali e politici”.

Maurizio Silveri del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha invece sottolineato l’impegno didattico sostenuto dalle istituzioni: “Ad oggi sono tantissimi gli inerventi messi in atto dall’amministrazione centrale, regionale, locale e dal volontariato per la diffusione della lingua italiana e l’integrazione degli immigrati presenti sul nostro territorio.

E’ necessario dunque fare il punto della situazione per capire cosa in sostanza serve per incentivare l’insegnamento dell’idioma.”. Alla domanda ha cercato di rispondere Luciano Favoni, del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, quando ha affermato: “Il problema dell’insegnamento della lingua nelle scuole riguarda principalmente la questione dell’autonomia. Bisogna superare questa fase del fai-da-te e realizzare indicazioni utili e condivise”. Senza contare che la conoscenza dell’idioma da sola non basta.

Come puntualizzato da Peter Schatzer, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni: “E’ fondamentale - ha dichiarato - pensare i corsi come strumenti integrati all’orientamento culturale, politico, lavorativo, giuridico e sociale. Solo in questo modo gli stranieri non verranno più considerati meri lavoratori ma veri e propri cittadini”. Una visione che trova d’accordo Carla Zuppetti, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche migratorie del Mae, secondo la quale “L’approccio a un’integrazione linguistica, culturale e civile è un’analisi da sviluppare e da approfondire alla luce delle molteplici esperienze del passato, per evitare il fenomeno opposto: l’assimilazione”.  Le conclusioni dell’incontro sono state affidate al professor Lucio Villari dell’Università Roma Tre che, ricordando i recenti episodi di intolleranza avvenuti in Italia, ha rivolto l’appello a: “tenere sempre a mente la nostra storia, così da esercitare il diritto di accoglienza almeno in misura pari a quella che è stata riservata a noi nei secoli passati”.

L’ultima parte del convegno è stata dedicata alla presentazione di “In Italia. L’Italia e l’italiano per stranieri”, il programma televisivo di Rai Educational, realizzato in collaborazione con il Ministero della Pubblica istruzione. Si tratta di una docufiction per stranieri adulti e giovani-adult di nuova residenza composto da due serie di quaranta puntate, registrate in 40 città diverse, con 140 schede in pillole che descrivono e approfondiscono alcuni tratti salienti dell’Italia.

 

Fabrizio Di Benedetto

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