Il Corriere di Tunisi 
21 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

 Nuova Serie
 ::  Prima Pagina
 ::  Collettività
 ::  Cronaca
 ::  Cultura
 ::  Dossier
 ::  Economia
 ::  Immigrazione-Emigrazione
 ::  In Italia
 ::  In Tunisia
 ::  Lettere
 ::  Nel Mediterraneo-Maghreb
 ::  Scuola-Università
 ::  Sport
 ::  Teatro-Cinema-Mostre
 ::  Tempo Libero
 ::  Zibaldone
 :: locandine

 Anni 2005/2006
 ::  Prima Pagina
 :: Cronaca
 :: Cultura
 :: Dossier
 :: Economia
 :: Immigrazione-Emigrazione
 :: Mediterraneo
 :: Tunisia-Italia

 Utilità
 ::  Link
 :: Cambiavaluta
 :: Google
 :: Mappe
 :: Meteo [ing]
 :: Tempo [fr]
 :: Traduttore [ing]

 Ricerca
  

 ..

 

al sito

 


 .

 

al sito

 


  Cultura
 665 - marginalia [1] [2]

 

 

       

   note di cultura mediterranea

 

   a cura di Franca Giusti

  

     « è sul margine di una pagina d’altri che ci si  annota »

    [Delfino Maria Rosso in  www.gliannidicarta.it ]

La nostra civiltà ha radici antiche. Ogni singolo gesto, ogni  evento collettivo è una conseguenza delle abitudini e tradizioni che ciascun individuo porta alla società e da essa ne è influenzato e così, si scrive la storia.

Se state leggendo è perché un tempo imparaste a farlo e nel tempo ne avete maturato l’esigenza fino poi a trattenere ciò che è di vostro interesse. Se avete imparato a leggere è perché qualcuno ve lo ha insegnato, magari attraverso la scuola, un percorso oggi obbligatorio ma prima no… e via via sempre più indietro nel tempo fino alle origini della scrittura. Ogni gesto, piccolo o grande è già avvenuto prima di noi, qualcuno ha fatto la stessa cosa e ne ha tratto conseguenze anche se individualmente ci piace l’idea di sperimentare personalmente l’esperienza. Serve alla nostra crescita personale. La storia rimarrà ugualmente maestra di vita e il sole non vedrà accadere nulla di nuovo ma serve a noi testare personalmente la vita.

Ecco perché una nuova rubrica, uno spazio per ripercorrere le tappe della storia collettiva suggerendo riflessioni per quella nostra personale. Noi ci occuperemo non di argomenti importanti ma di temi marginali, senza i quali tuttavia gli argomenti importanti risulterebbero sbiaditi. Noi parleremo di marginalia.

 


[1] LABOR OMNIA VICIT

Il lavoro nobilita, dicono. Debilita, si sa. Sicuramente stanca e talora uccide e ben lo sapevano gli antichi che distinguevano in labor il lavoro manuale, quello dgli schiavi per intenderci, ed Otium, quello intellettuale. Poi vi erano gli affari che erano l'opposto, la negazione dell'otio ovvero il Negotium. Ecco perchè si è istituita una festa del lavoro, un giorno di riposo. I greci usavano una sola parola per identificare il lavoro ed il dolore, ponos; in latino, labor vuol dire anche affanno ma non dolore, per cui si ricorre al termine dolor, come ben spiega Cicerone nelle Tusculanae disputationes al cap. 2, 35. Nell'Eneide invece, Virgilio personifica il labor come un mostro infernale, la cosa peggiore se si esclude la morte. Eppure, lo stesso Virgilio, altrove, nel I libro delle Georgiche aveva scritto labor omnia vicit (tutto vince il duro lavoro), vedendolo quasi come una terapia del dolore, la fatica fisica che vince sulle angosce dell'anima che da sempre colpiscono gli uomini, almeno dalla fine del regno di Saturno, tempo in cui a Roma si viveva nell'otium. E' sempre Virgilio, nelle Goergiche, a raccontare di quei giorni beati, dia otia, in cui la vita scorreva tranquilla, dedita alla pastorizia e alla venerazione degli dei, una vita lontana dagli impegni che annullano l'otium e scadevano nel negotium, tutto ciò che non è vita beata. In ogni caso, i Romani non erano soliti cadere nella trappola della fatica, magari in quella del negotium ma non nel labor, riservato agli schiavi ed agli affari essi vi si dedicavano nelle pause tra una festa e l'altra. I giorni festivi erano malcontati 45 a cui si aggingrvano le feste di dicembre ma vi non era un giorno preciso identificato come festa del lavoro, come invece è istituito da oltre cent'anni. La scelta del 1° di maggio ricorda il giorno in cui nel 1867 a Chicago (USA) un esercito di 10,000 lavoratori affollò le strade per sancire l'entrata in vigore della legge che limitava ad otto le ore lavorative giornaliere. Festa del lavoro sì ma non in tutto il mondo, il pensiero va alle popolazioni, come la Cina per esempio, in cui è ancora proibito festeggiarlo. Forse avranno le Olimpiadi ma là ancora labor omnia vicit.

 

 

 


 

[2] IL DEGRADO DEI SEGGI

 

Gli avvenimenti recenti impongono riflessioni sul decadimento morale di noi occidentali emerso e reso pubblico. Alludo ad uno dei tanti piccoli gesti gravi di significato: alle recenti votazioni, una donna, nella segretezza dell’urna, fotografa la scheda elettorale, convinta di beffare la sorveglianza ed il divieto di portare il telefono-fotocamera con sé. Povera donna mi vien da pensare, non sa quanto danno abbia recato a se stessa, annullando la scelta privata per il suo futuro e quello di un intero Popolo. Le principali testate italiane ed estere ne hanno riportato i dettagli. Eppure non è la prima volta. “I had told You It was to fear some secretin voting abuse there” Ma non è il titolo di Usa Today e di El Mundo, la traduzione suona così: “scripseram tibi verendum esse ne ex tacitis suffragiis vitium aliquod existeret” A firmare questa forte denuncia fu Plinio il Giovane nel I secolo d.C. (Ep 4, 25). Per accalappiare l’attenzione, oggi, meglio abbozzare un maldestro inglese che riesumare il latino.La corruzione era già in voga in epoca imperiale, erede di quella repubblicana. Plauto, autore di eloquenti satire, racconta delle speculazioni dei grossisti, dell’evasione fiscale. Catone il Censore, quella voce che abbaiava contro l’epidemia nazionale di malcostume, subì 44 processi per corruzione, magari alcuni capi d’imputazione erano invenzione degli audaci avversari politici, 44 però sono tanti. “Come pensiamo possa comportarsi nella vita privata chi, in un affare così importante, scherza in modo tanto volgare?...

Chiede le tavolette, prende lo stilo, china la testa, non teme alcuno, dispregia se stesso...

Dunque il male è più forte dei rimedi” E’ ancora Plinio, nella stessa lettera a raccontare le scena che si è ripetuta in chissà quanti seggi il 13 e 14 aprile scorso. In epoca di democrazia, il popolo è sovrano. Se questo è vero, se elementi appartenenti al popolo si concedono tanta povertà mentale, non ci dovremmo stupire quando i delegati dal popolo, i togati per dirla nella lingua di Plinio, usano governare utilizzando nefandezze e corruzione.

Nell’antica Roma, il voto segreto venne introdotto nel 139 a.C. con la lex Gabina. Ogni avente diritto al voto (cittadino romano) saliva su un ponte dove un Rogatus gli consegnava una tavoletta e controllava l’identità. Sul ponte si trovavano anche dei custodes, cittadini ritenuti ragguardevoli che dovevano impedire le illegalità. Ragguardevoli ma scelti dall’èlite senatoria che, abituata a monopolizzare la scena politica, cercava di influenzare gli elettori.. Così, un’altra legge, lex Maria, vent’anni dopo, restrinse le passerelle, in modo che non vi fosse spazio sufficiente per i custodes.

Il risultato fu che si prese a corrompere il rogator il quale consegnava all’elettore una scheda precompilata. Racconti di brogli elettorali riguardano schede con scritta solo l’iniziale del nome del candidato cosicché lo scrutinante assegnava il voto secondo le sue preferenze.

Un custode, in altre circostanze, fu sorpreso a gettare schede nell’urna.

Il mercato dei voti già in epoca repubblicana era tale da ridicolizzare quella attuale, i voti si compravano a fior di sesterzi tanto che fu firmata un’altra legge, lex calpurnia de ambitu, nel tentativo di frenare l’ambitu, cioè il girovagare del candidato (colui che indossava una toga bianchissima, candida, per indicare che era in corsa per le elezioni) distribuendo denari in cambio di voti. Artefici di tante azioni erano gli appartenenti all’aristocrazia che non desideravano veder inseriti elementi popolari, uomini nuovi non abituati alla politica, gli aristocratici tentavano di non spartire i ranghi del potere con altre classi.

Si dice che Verre distribuì 300,000 sesterzi, circa 180,000 euro perché Cicerone non fosse eletto ma ufficialmente si giustificava tanta generosità come proemia, una quota a favore dei più deboli.

Esattamente le stesse promesse elettorali dei nostri tempi. Investimenti economici importanti che, in epoca romana, necessitavano esser rimborsati con ... altri reati, il più comune dei quali era la Tangente di cui ampiamente Plinio parla nelle lettere indirizzate a Traiano.

Pagine e supplementi di giornali immutate da oltre 2000 anni dalle quali, ancora oggi, traspaiono stupore, smorfie di disgusto ma mai vergogna né imbarazzo.

 

 

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 Il giornale
 ::  Direzione-Redazione
 :: Abbonamento
 :: Contatti
 :: Pubblicità
 :: Stamperia-Editrice

 Elia Finzi

 

 

Tunisi 1923-2012

 


 Edizioni Finzi

 

PUBBLICAZIONI


 web partner

 

gli anni di carta

 

il foglio

 

 


 Numeri recenti
 :: 815 - SULLA TRASPARENZA E IL SEGNO 
 :: 812 - LA BAMBOLA, IL SOLDATINO E LA RANA 
 :: 804 - LA ROSA E LA FINESTRA 
 :: 802 - CORREGGIO E PARMIGIANINO 
 :: 795 - CANDIDATI IN BIANCO 
 :: 792 - il giro del mondo in 80 giochi 
 :: 792 - 2 variazioni da un racconto di anton čechov -1 
 :: 791 - la strana storia del signor O 
 :: 791 - “NUTRIRE L'IMPERO. STORIE DI ALIMENTAZIONE DA ROMA E POMPEI” 
 :: 790 - DAL FRONTE DELLA GRANDE GUERRA 
 :: 789 - ARMENIA 
 :: 787 - HENRI MATISSE 
 :: 786 - LIBERTA' DI STAMPA 
 :: 784 - SOL INVICTUS 
 :: 783 - VITE PARALLELE 
 :: 780 - DE TERGORUM COCCULA 
 :: 779 
 :: 778 - RACCONTO - 3 POESIE [PDF] 
 :: 777 -  
 :: 772 - TRE RACCONTI MORESCHI [3] 
 :: 772 - IL JAZZ IN ITALIA 
 :: 771 - TRE RACCONTI MORESCHI [2] 
 :: 770 - AUTORITA’ E POTERE, ARIA DI PRIMAVERA… NON SOLO ARABA 
 :: 770 - TRE RACCONTI MORESCHI [1] 
 :: 765 - ORO, INCENSO E MIRRA 
 :: 762 - ANNIBALE, IL CORRIERE DI TUNISI 
 :: 761 - due quasi favole 
 :: 761 - CIBI CHE CAMBIANO IL MONDO 
 :: 757 - PLINIO SI OPPONE ALLA COSTRUZIONE DI UNA STRADA 
 :: 756 - Abdelaziz Ben Gaid Hassine al Dar Bach Hamba 
 :: 752 - NATALE DI UN ERETICO 
 :: 749 - Convegno International Help 
 :: 744-747 - PROTAGONISTE DIMENTICATE A MIRADOLO 
 :: 719 - DESTINO O NECESSITA' 
 :: 717 - ITALIANO FUORI DALL’ ITALIA : IL CASO DELLA TUNISIA 
 :: 714 - L’UNITÀ D’ITALIA VISTA DALLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO 
 :: 713 - la cartolina 
 :: 712 - Il vecchio cinese e le sue perle 
 :: 711 - MACCHINE MERAVIGLIOSE 
 :: 710 - DJERBA A TERRA MADRE DI TORINO 
 :: 709 - IPAZIA 
 :: 707 - A Tuoro la sede del “Cammino di Annibale” 
 :: 703 - VANITAS VANITATUM 
 :: 698 - I GIORNI DELLA MERLA 
 :: 697 - LA MOSTRA DI MARCELLO LA SPINA A DAR SEBASTIAN A HAMMAMET 
 :: 696 - FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL SAHARA DI DOUZ 
 :: 694 - EDWARD HOPPER 
 :: 693 - WALLS AND BORDERS  
 :: 692 - BUON ONOMASTICO 
 :: 689 - MONDI MEDITERRANEI 
 :: 688 - EROS E AGAPE IN UN SMS 
 :: 687 - «RACCONTI PER L’INFANZIA» 
 :: 686 - «RACCONTI PER L’INFANZIA» 
 :: 685 - «RACCONTI PER L’INFANZIA» 
 :: 683 - FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TUNISI IL PADIGLIONE EUROPEO 
 :: 682 - Walls and Borders 
 :: 682 - MUOR GIOVANE COLUI CH’AL CIELO È CARO 
 :: 680 - COSTITUZIONE E LINGUA, VIE MAESTRE PER L’INTEGRAZIONE 
 :: 679 - DIFENDIAMO L’ALLEGRIA 
 :: 678 - “DENUNCIO LA MIA SCOMPARSA” 
 :: 678 - NOI E GLI ALTRI 
 :: 677 - neve 
 :: 676 - Un elzeviro per Natale 
 :: 676 - Una porta verso l’Africa 
 :: 674 - PREMIO MATILDE DI CANOSSA 2008 
 :: 673 - JOUMANA HADDAD A MANTOVA 
 :: 673 - ANTONIO PIOVANELLI IN TUNISIA 
 :: 672 - TEMPO DI MATRIMONI NELLA ROMA IMPERIALE 
 :: 672 - CHIUSURA DELL’ESPOSIZIONE «PITTORI ITALIANI IN TUNISIA» 
 :: 670 - PANEM ET CIRCENSES (II parte) 
 :: 669 - PANEM ET CIRCENSES (prima parte) 
 :: 669 - IL MONDO MAGICO DI ANTONIO LIGABUE  
 :: 667 - AL BARDO  
 :: 665 - marginalia [1] [2] 
 :: 665 - SETTIMANA DEL DIALOGO INTERCULTURALE  
 :: 659 - LA TUNISIA PERDE UNO DEI SUOI PIU’ GRANDI ARTISTI  
 :: 656 - IL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI RIAPRE AI ROMANI 
 :: 658 - GLI ITALIANI DI TUNISIA 
 :: 653 - OTTOBRE MUSICALE 2007  
 :: 653 - SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA 
 :: 653 - VENEZIA E L’ISLAM (828-1797) 
 :: 647 - Sulle tracce del Cristianesimo in Tunisia e in Sicilia, al Bardo e a Dar Bach Hamba (18 maggio-18 luglio) 
 :: 644 - "Khamsoun" : un grido di rabbia contro il fondamentalismo 
 :: 641 - Stupenda rappresentazione del "Rosenkavalier" all’ "Opéra de la Bastille" 
 :: 640 - Il Convegno della FUSIE a Udine : Quale Avvenire per l'informazione in Lingua Italiana nel Mondo 
 :: 638 - "Making off" di Nouri Bouzid vincitore del Tanit d’Oro nelle Giornate Cinematografiche di Cartagine 2006 : "Il film è una vittoria contro la paura" 
 :: 636 - Echi di Storia Mediterranea 
 :: 629 - Archeologia: Scoperte stanze dell’epoca spagnola nella “Carraca della Goulette” 
 :: 628 - CLAUDIA CARDINALE COPRESIDENTE DEL FESTIVAL TELEVISIVO DI DJERBA PARLA DELLA SUA VITA DI DIVA E DI DONNA 
 :: 628 - PRIMA EDIZIONE DEL DJERBA FILM FESTIVAL 
 :: 626 - ANTONELLO da MESSINA 
 :: 625 - L’ENSEMBLE “PRINCIPIO DI VIRTU’ ” 
 :: 624 - L’INSEGNAMENTO DELL’ITALIANO NELLE SCUOLE SECONDARIE E NELLE UNIVERSITA’ TUNISINE 
 :: 624 - MESSAGGIO DI AUGURIO DI PAOLA PROCACCINI, DIRETTRICE DELL'ISTUTO ITALIANO DI CULTURA PER IL LANCIO DEL CORRIERE DI TUNISI NELLA SUA NUOVA VESTE GRAFICA IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL GIORNALE 

Copyright © 2005 Il Corriere di Tunisi - Ideazione e realizzazione Delfino Maria Rosso - Powered by Fullxml